1. valide per la popolazione generale, ad eccezione dell’eliminazione

1. INTRODUZIONE

Ad oggi, la dieta senza
glutine è la sola terapia che si dimostri efficace contro la malattia celiaca (o
semplicemente celiachia, d’ora in avanti indicata nel prosieguo del testo come MC). Le raccomandazioni dietetiche per
un’alimentazione bilanciata del soggetto celiaco, volte al  raggiungimento di una condizione ottimale di
salute, sono del tutto sovrapponibili a quelle valide per la popolazione
generale, ad eccezione dell’eliminazione totale del glutine dalla loro dieta.

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Sulla base delle più
recenti scoperte scientifiche, un cospicuo numero di lavori di ricerca si è
proposto come proprio goal quello di capire quanto lo stato nutrizionale dei
soggetti affetti da MC possano trarre giovamento  da una dieta senza glutine; quanto essa
risulti completa da un punto di vista nutrizionale e se una dieta aglutinata
comporti o meno un maggior rischio di sovrappeso rispetto a una normale dieta. Un
follow-up capillare dei soggetti celiaci, azione fondamentale e pur tuttavia
ancora poco diffusa tanto sul territorio nazionale quanto su quello regionale,
risulta indubbiamente  auspicabile
nell’incentivare lo sviluppo di una presa di coscienza collettiva e di una
migliore educazione alimentare della popolazione, più in generale, e della
frazione dei soggetti affetti, più in particolare, con la conseguenza di
scoraggiare tutti quei comportamenti nutrizionalmente scorretti  che aumentano il rischio per questi soggetti di
sviluppare condizioni di sovrappeso ed obesità.

Ancor
più rilevante è la penuria, nella letteratura scientifica, degli studi sulle
abitudini alimentari e sullo stato nutrizionale nei bambini e negli adolescenti
celiaci; le osservazioni che finora sono state effettuate, per quanto non
conclusive, sembrerebbero suggerire che la dieta aglutinata seguita dai
pazienti pediatrici possa risultare non ottimale da un punto di vista
nutrizionale. Altro aspetto da attenzionare e ancora oggi non sufficientemente
considerato nell’analisi dell’adeguatezza nutrizionale di una dieta prova di
glutine, è quello del consumo dei prodotti gluten free surrogati dei
tradizionali prodotti alimentari da forno e di produzione industriale. Questa
monografia si propone di far luce su alcuni degli aspetti precedentemente
citati, prendendo spunto da un’indagine osservazionale condotta dalla AIC
Lombardia Onlus e dalla Clinica Pediatrica dell’Università degli Studi di
Milano sulle abitudini alimentari di bambini e adolescenti celiaci e dei
rispettivi controlli, entrambi di età compresa tra i 2 e i 18 anni, con
l’obiettivo di
capire se i bambini ed i ragazzi affetti da MC ricevano o meno un’educazione
nutrizionale alla diagnosi e se seguano un percorso di follow up nutrizionale;
indagare le loro abitudini alimentari, conoscere la loro tendenza ad acquistare
prodotti dietoterapeutici, il loro consumo settimanale e confrontare i diversi parametri
di BMI del gruppo di pazienti pediatrici celiaci e non-celiaci
(Cappella, 2012).

2. LA CELIACHIA

2.1. Introduzione

Stando alla definizione
dell’ European Society for Paediatric Gastroenterology Hepatology and Nutrition
(ESPGHAN) (Husby, 2012), la MC si configura come una malattia immunomediata
sistemica causata dalla ingestione di glutine e prolammine in soggetti che
mostrano una predisposizione genetica, caratterizzata dalla positività per gli
aplotipi DQ2 e/o DQ8 del sistema dell’antigene leucocitario umano (HLA) di
seconda classe. La presenza di almeno una di queste proteine sulla membrana
leucocitaria è necessaria per permettere lo sviluppo della patologia, sebbene
non sia sufficiente: soltanto il 30% circa della popolazione caucasica è infatti
portatrice degli aplotipi  DQ2/8 e soltanto
l’1% risulta affetta dalla malattia, portando pertanto i ricercatori alla
conclusione che entrino in gioco fattori ambientali, che devono ancora essere
definiti con precisione ma che risulterebbero necessari nello sviluppo della MC
da parte degli individui predisposti (Sollid, 2001; Sollid, 2002) . Tra questi
fattori, uno è certamente il glutine, complesso proteico alcol-solubile in
grado di esercitare un effetto dannoso a livello della mucosa intestinale del
soggetto MC, mediante due diversi meccanismi di immunitari, adattivo e innato.
Il glutine è presente in alcuni cereali quali frumento, avena, farro, orzo, segale,
spelta, kamut e triticale (Jabri, 2005; Green, 2007; Hopper, 2007).

La MC si manifesta
attraverso segni clinici variabili da paziente a paziente, tanto da indurre gli
screening di popolazione ad introdurre il concetto di “iceberg della celiachia”
(Lionetti, 2011), di cui la parte emersa, la MC tipica, rappresenterebbe solo
una frazione minoritaria, laddove la parte sommersa, la MC atipica e
silente,  costituirebbe di contro la
componente maggioritaria. La grande eterogeneità dei sintomi e delle
manifestazioni della MC rende sovente ostica la sua diagnosi e frequenti i casi
di diagnosi tardive se non addirittura errate, con un range temporale che va
dal riconoscimento dei sintomi da parte del soggetto affetto alla diagnosi
effettiva che supera in genere i sei anni (D’Archivio, 2004). La stima è di un
paziente celiaco diagnosticato su dieci che, inconsapevoli di essere affetti,
non seguono pertanto la terapia dietetica (West, 2007; Cronin, 2003).

2.2 Dati epidemiologici

2.2.1 La frequenza di
celiachia nel mondo

La MC è stata
considerata una malattia relativamente rara fino agli anni ’80 del XX secolo,
con una bassa prevalenza (1 caso su 2000-3000 soggetti), a esordio
prevalentemente pediatrico e manifestazioni intestinali legate al
malassorbimento quali diarrea cronica, malnutrizione ed arresto